Al gracchiare del motore non faccio più caso.
Le mie orecchie si sono assuefatte, e oggi mi preoccupo se questo non succede.
Adoro spostarmi a bordo di questo cavallo impazzito che ogni momento ne ha una, ma ogni volta riparte.
Non faccio caso al fumo, non mi interessa il rumore. Devo arrivare, e lei sa bene dove deve portarmi.
Da nord a sud, da est a ovest del grande paese c‘è una puledra che galoppa instancabile attraverso deserti; sale e scende su montagne e sfreccia per i vicoli delle città.
Kavir, Hyosung, Volga, Tizpar, Kemel, Javan, Nami, Hatef, Gizpar, Boxer, Delta, Arshia, Kabir, Tabaz, Honda e altri ancora sono nomi improponibili e impronunciabili, ma sono loro che permettono alla nostra gente di muoverci da un punto ad un altro del paese.
Ovunque punti gli occhi vedrai una colonna di fumo nero che esce da un tubo di scarico e sale verso il cielo.
E‘ la puledra che sfreccia nell’immensità del paese.
C’è una donna seduta dietro l‘uomo e un nugolo di marmocchi sdraiati ovunque ci sia uno spazio vuoto.
L’uomo guida la sua Tizpar e lei lo ricambia trasportandolo.
Kavir, Hyosung, Volga, Tizpar, Kemel, Javan, Nami, Hatef, Gizpar, Boxer, Delta, Arshia, Kabir, Tabaz sono la vita.
Senza di loro questo paese sarebbe immobile.